Netstrike riuscito

Purtroppo l’ho saputo solo da poco e non ho potuto girare la comunicazione sul nostro blog.

Giovedi’ 13 novembre alle ore 14 si tentera’ un Netstrike contro il sito
del Ministero dell’Istruzione, Universita’ e Ricerca (MIUR)
<http://www.miur.it> . All’ora stabilita il maggior numero di persone
dovranno visitare il sito Internet; se saremo in tanti, il server che lo
ospita sara’ bloccato e inaccessibile per diverse ore.

E’ una manifestazione online pacifica, alla quale chiunque disponga di una
connessione ad Internet puo’ partecipare usando il proprio browser
(Internet Explorer, Firefox, Opera, Safari, ecc). E’ una azione di forza
con cui vogliamo dare altro risalto sui media “ordinari” alla protesta
contro la distruzione dell’istruzione pubblica, dell’universita’ e della
ricerca.

Maggiori informazioni sono reperibili sul sito
<http://www.autistici.org/133strike/>.

Alle 14:05 il sito era piantato!!! Complimenti!

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5 Risposte

  1. Mah, io sono contrario al Netstrike: impedisce a gente che non c’entra nulla di visitare un sito che è di un’istituzione pubblica: ben vengano le e-mail, anche parecchie (anche se mandate automaticamente e in quantità esagerate si chiamano spam) ma questo più che essere uno sciopero assomiglia ad un picchetto, una forma di impedimento fatto da chi crede a certe cose contro chi non ci crede e si sta facendo semplicemente gli affari suoi. Stessa cosa per quanto riguarda chi sciopera e fa cortei coll’intenzione dichiarata non di farsi sentire ma di “bloccare la città”, che, tra l’altro, proprio per questo non potrà essergli che nemica in questo modo.

  2. Mah, tra il netstrike e bloccare un incrocio c’è una bella differenza. Comunque, pare che tu stia facendo un discorso sull’efficacia delle iniziative: che è un metodo che condivido. Personalmente, non sono contraria né al netstrike né al blocco di incroci e stazioni, se sono ben fatti e se puntano a qualcosa di preciso.

    Curiosità: secondo te, un’iniziativa ‘efficace’?

  3. Veramente io sto facendo un discorso prima sulla legalità e poi sull’efficacia.
    In ogni caso, se vogliamo mostrarci come delle persone importune, guadagnarci una facile caricatura da parte del governo e della sua ideologia già così ben convinta d’aver ragione anche senza i nostri sbagli, se vogliamo alienarci le simpatie dei moderati (fra cu forse ci sono anch’io) e di chi non è abbastanza coinvolto in prima persona, beh, il blocco degli incroci e delle stazioni, specie se non autorizzato dunque improvviso, è il modo migliore.
    Io ero su di un autobus quando c’era una manifestazione giorni fa, probabilmente della CGIL ma non ho capito bene, e nessuno dei passeggeri, costretti a saltar fermate o arrivare in ritardo, si è manifestato solidale con i manifestanti. I più stavano zitti, un signore e una signora, entrambi piuttosto anziani, invece hanno detto qualcosa.
    Il primo, colla tipica ottica legittima ma ristretta di chi pensa ai propri guai, si lamentava che nessuno poteva andare (non ho capito bene, forse a ritirare esami o certificati) dal dottore al posto suo e che il suo appuntamento era saltato.
    La seconda, con uno sguardo molto più generale ma discutibile nonchè un poco semplicistico, sosteneva, mi pare, probabilmente stimolata da una reazione scortese dell’autista più che dalla manifestazione, che i “fannulloni” ci sono e tanti, nei servizi pubblici e che ora, finalmente c’avrebbe pensato Brunetta (che nella sua mente probabilmente campeggia in tuta e mantello alla Superman).

    Abbiamo l’appoggio degli studenti e di molti docenti, specie se a termine, abbiamo il sostgno non proprio disinteressato dei commercianti delle zone vicine alle Università, i sindacalisti e l’opposizione saranno con noi ma solo se saremo convincenti (è la massa a dover muovere i partiti ormai, non più il contrario).
    Ma resta come minimo diffidente, secondo la mia personalissima impressione, quella fascia piuttosto consistente di lavoratori autonomi che va dai 50 in su, che poi forse è anche, secondo il luogo comune almeno, il tipico elettore di centrodestra. E’ lì che dobbiamo agire. Il fatto che poi gli appartenenti a tale categoria usino in misura piuttosto modesta (comparati ai giovani) i mezzi informatici, preferendo ad essi forme di comunicazione meno pluraliste e dotate di direzioni decisamente più accentrate come la carta stampata e la TV non gioca a nostro favore ma ci dobbiamo fare i conti. E’ impensabile coinvolgere (non parliamo poi di convincere) un target simile chiedendo loro di passare per un blog o per un forum, tra l’altro “abitato” credo da persone ben più radicali di loro, lasciare un post e ricollegarsi quando uno studente o un ricercatore avrà risposto alle sue perplessità. Dovremmo muoverci di persona e magari
    riportare in rete, con il consenso dei cittadini, le obiezioni anche feroci che i cittadini ci muovono, dopo di che organizzare meeting aperti a cui invitare la cittadinanza (teniamo conto che molti fino alle 19-19.30 lavorano, poi fino alle 20-20.30 mangiano, sì, lo so, bella vita da galline facciamo, alla faccia della civiltà del benessere) coll’esclusivo scopo di rispondere a tali critiche. Una categoria facilmente portabile dalla nostra sono invece alcuni commercianti che di studenti vivono, ma su questo ho poco da aggiungere dato che lo sciopero dei consumi è già stato fatto ed era un’idea ottima se fatta ragionevolmente. L’ideale sarebbe addirittura riuscire a convincere i negozianti a chiudere in concomitanza ai nostri scioperi ma la vedo dura.
    E poi bisogna informarsi (io in primis) sull’ attuale status delle leggi contestate e magari pianificare una manifestazione (please, in orari non di lezione, siamo studenti, non scioperanti professionisti come magari qualcuno ci considera) un giorno prima di ogni scadenza (anzichè un giorno dopo).
    Probabilmente qualcuno ha già detto tutto questo e io non sono per niente originale, pazienza, sorry per il papiro

  4. Sono d’accordo: pensare alle categorie non solo “universitarie”, ma “sociali” che ora come ora non stiamo raggiungendo ora è la cosa da fare, se vogliamo che la mobilitazione non sia solo un intervallo tanto utopico quanto faticoso.

    Il consenso della cittadinanza è fondamentale anche perché giochiamo “facile”: come dice un ingegnere su padovainmovimento.org, se qualcuno è informato, non può che essere dalla nostra. non si può essere contro la formazione, la ricerca, il welfare. suonerà ottimista, ma credo sia vero che in tanti – se solo fossero informati – sarebbero dalla nostra parte.

    sui blocchi la faccenda è più complessa, dipende con che intento sono fatti. e secondo me, più che di un discorso di legalità, è un discorso d’efficacia.
    guarda fosse per me, chiederei al magnifico milanesi di fare lezione sul binario 1. avrebbe un bell’impatto. no?
    chiara

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