Le parole sono importanti

Quando si sta parlando di tagli all’Università, non è raro sentire qualcuno dire che il vero problema non sono i “tagli”. Il vero problema, secondo queste persone, sono (cito) “i tagli indiscriminati”. Quindi: si deve tagliare purché con discriminazione. Attenzione! Attenzione…

Parafrasando la frase ne risulta che tagliare si deve: con criterio, ma si deve. Come se far calare i fondi che un Paese destina alla formazione sia la cosa giusta da fare, una volta che sia messi d’accordo sui criteri con cui operare. 

Nel 99% dei casi fa questo discorso chi nutre degli interessi diretti (questo qualcuno è anche a Padova), ma c’è anche qualcuno che lo dice per lucida disperazione. Che si definanzi la formazione, tanto in Italia nessuno ha nulla da chiedere alla scuola e all’Università. In questo Paese, nessuno sa cosa farsene di giovani formati. 

P.S. In un mondo in cui c’è un giro d’affari di 32 milioni di dollari, di questo discorso ho orrore. Specie se al Congresso mondiale l’Italia viene rappresentata dalla Carfagna.

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4 Risposte

  1. Sì ma non si può neanche arrivare alla conclusione che invece dei tagli indiscriminati siano giusti i finanziamenti indiscriminati (tipico quando si fanno politiche “di grana grossa”), i cosiddetti “soldi a pioggia”. Se tagli estremamente selettivi sono il rimedio tardivo all’apertura delle università piccole i cui studenti potrebbero benissimo frequentarne una grande relativamente vicina, a quel punto sono quasi d’accordo. Ovviamente se si fa lo stesso discorso per scuole medie o superiori in posti isolati la cosa cambia e di molto. C’è chi mi dirà che se si deve stringere la cinghia non è da lì che bisogna partire e sappiamo tutti da dove, no? Ma ho come l’impressione che, poichè direttamente coinvolti, sarà difficile che si taglino lo stipendio (anzi)

  2. Ovviamente sono d’accordo con Marco, non potrei mai battermi per finanziare Atenei-fantasma sparsi nelle campagne italiane a mò di feudi di baroni onnipotenti.
    Ma questo rende il discorso più insidioso.
    Si deve parlare di due livelli, se no si fa confusione. Uno è il livello dei difetti dell’Università italiana (che ovviamente ci sono). Tra questi, uno dei più gravi è che gli Atenei negli ultimi anni si sono riprodotti come criceti. Alcuni di questi devono essere definanziati e chiudere i battenti, perché sono i portafogli di corti reali. L’altro livello è quello dei finanziamenti in generale, con cui si intende la percentuale di PIL destinata alla ricerca. Parlare di tagli qui è folle. L’Italia dedica alla ricerca lo 0.9% del PIL, che è miseramente inferiore alla già scarsa media europea (1,3%), mentre Stati Uniti e Asia – che buoni o cattivi, volenti o nolenti, sono i veri leader della ricerca e dell’innovazione – dedicano più del 3% del PIL. Quindi se pensiamo che il futuro di questo Paese sia legato alla diffusione della cultura e all’eccellenza della formazione, il discorso sui tagli ai finanziamenti (discriminati o indiscriminati che siano) è molto semplice: no, no, no.

  3. Ho letto molto superficialmente la 180, l’impressione è quello che si voglia tagliare anche se di meno e più selettivamente (sarei proprio curioso di sapere quante sono le Università in regola col limite di spese dell’ art. 1 che ne condiziona i finanziamenti futuri.)
    Forse sarà meglio di niente ma, dalla prospettiva di chi vorrebbe non tagli ma più soldi, ho paura che avrà presso i più arrabbiati l’effetto paradossale che potrebbe avere una frase del tipo: “Non scappare, ho cambiato idea, non ti mozzo più la mano, mi limito a toglierti due dita!”

  4. Io sono fermamente contraria ai tagli indiscriminati – ma ci sono sicuramente certe cose che possono essere tagliare nell’Università. Purtroppo i corsi di laurea con pochissimi (se non solo uno) studenti esistono, e sono realtà dispendiose e inutili.

    Perciò credo che ALCUNI tagli siano giusti. Ci vogliono i finanziamenti per la ricerca e le strutture che vanno potenziate (penso solo alle “bellissime” aule del Liviano che probabilmente risalgono “solo” a quarant’anni fa), ma ci vogliono anche tagli ove le Università sprecano i soldi.

    Credo che però la cosa più importante, su cui non si sta ponendo abbastanza attenzione, sarebbe la necessità di eliminare i domini dei cosidetti “baroni” – ci vorrebbe più meritocrazia e meno raccomandazioni, e che cavolo!

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