Cosa ci faceva lì Salvatore Settis

Cosa ci faceva lì Salvatore Settis? Avremmo voluto saperlo. Per chi non lo sapesse ieri si è svolto (non esattamente svolto) al Bo un convegnetto dal titolo “Università in trasformazione”, organizzato dal duo Milanesi/Zaccaria e con “ospiti in studio” Umberto Vincenti direttore del Dipartimento di storia e filosofia del diritto, il direttore della Normale di Pisa appunto e nientemeno che Jacopo Silva, futuro erede ma già amministratore delegato della catena di concessionari omonima, nonché presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Padova…

Inevitabilmente emergono alcune domande.

Perché nessuno ha invitato uno studente al tavolo di questa discussione?

Perché questo convegno è stato comunicato così poco e male?

Perché Salvatore Settis scrive sui quotidiani nazionali che un ex dirigente di McDonald non può fare il super manager dei Beni Culturali (e su questo siamo ovviamente tutti d’accordo, anzi invitiamo a firmare la petizione all’indirizzo http://www.bianchibandinelli.it/appello_super-manager_musei.htm) ma si siede ad un tavolo a discutere sul futuro della ricerca e della cultura italiana insieme ad un ragazzotto che sarà pure laureato in ingegneria, ma ha il merito principale in realtà di chiamarsi Silva come il nonno e di essere probabilmente abile nel convincere il prossimo dell’affidabilità della Grande Punto?

Che significato aveva organizzare un incontro con questi interlocutori adesso, nel bel mezzo delle agitazioni di questi mesi, se non quello di mettere finalmente in chiaro la posizione del rettorato e provocare deliberatamente chi da questo posizioni si è sempre dissociato?

Le risposte a queste domande le abbiamo tutti in testa piuttosto chiaramente (Settis a parte che continuiamo a non capire). D’altro canto non si può non notare come l’esito del blocco operato ieri da alcuni studenti dell’Onda sia la serie preoccupante di titoli e sottotitoli dei giornali in edicola oggi. La professoressa Paola Mura era a quel convegno, e, forse come altri, era lì per dire la sua e dissentire apertamente, intelligentemente e con la profondità di opinioni che ormai tutti le riconosciamo. Sarebbe stato bello se queste domande, o quelle, presumiamo simili, che avesse in testa lei, le avesse potute fare a Zaccaria e a Settis. Così non è stato. Forse abbiamo perso tutti un’occasione: questo convegno non aveva ragione di esistere (o ne aveva fin troppe, a seconda dei punti di vista), ma visto che c’era bisognava essere lì in duecento e alzare tutti le proprie manine per chiedere e ottenere parola, e per fare domande, obiezioni e ragionamenti. La parola Logos sta esattamente a significare questo. Peccato non esserci stati.

Update: Salvatore Settis ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio superiore del Ministero dei Beni Culturali. 

http://www.wittgenstein.it/2009/02/26/con-i-migliori-auguri/

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23 Risposte

  1. ..certo, organizzare un convegno col nome di “Università in trasformazione” tra prorettore Zaccaria, delfino di Milanesi, e un rappresentante di Confindustria, senza invitare gli studenti impegnati nella mobilitazione da un mese e mezzo è stata un’operazione piuttosto sporca… Gli studenti dell’Onda intervenuti hanno manifestato la loro indignazione e voluto delegittimare un convegno cui nessuno di loro era stato invitato a parlare. Fin troppo sensazionalisti certi titoloni di giornale, imbarazzanti le accuse di azione da “squadrismo fascista”: si è alzata la voce, certo, e a ragione. Se crediamo a ciò che ha formalmente detto Vincenti chiudendo l’episodio, che l’incontro è rinviato e sarà ri-organizzato questa volta invitando una rappresentanza studentesca, ci sarà ancora la possibilità di alzare la mano e dire la propria, facendo la domanda giusta al momento giusto.

  2. Ho delle domande che mi frullano per la testa, caro Beppe:
    Studenti dell'”Onda”? Che rappresenta chi? E delegittima chi? Ah, e cosa si intende per “movimento unitario a Padova”, di cui tanto si è parlato? (Qualcuno ha interpellato qualcun altro, ha invitato qualcun altro, ha avvisato qualcun altro prima di fare questa cosa?)
    E dei commenti a proposito: certo che è imbarazzante (e credimi, siamo imbarazzati in tanti) l’accusa di azione “da squadrismo fascista”, ma tu come definisci un’azione che impedisce lo svolgimento di un’altra libera azione, giusta o sbagliata, giustificabile o non giustificabile che sia? Io credo che democrazia voglia dire che laddove non si è d’accordo, lo si dice apertamente e pubblicamente, e si argomentano le proprie ragioni: così mi è stato insegnato a fare e così non fanno, solitamente, coloro che hanno poche ragioni (o poca capacità di argomentarle), e coloro che sono abituati ad imporre le proprie posizioni con la forza e non con l’autorevolezza della loro convinzione. Con una lotta sincera, forte ed onesta con se stessa perché consapevole del proprio valore.
    A me non sembra che ci sia stato del sensazionalismo – che comunque, ricordati, è proprio quello che fa piacere a molti dell'”Onda” -, a me sembra piuttosto (e basta vedere le foto, che solitamente non esprimono pareri ma ritraggono eventi) che il gesto e l’atteggiamento usati siano stati molto aggressivi. E mi sembra che avreste fatto del bene al movimento alzando la mano e intervenendo (cosa che nessuno avrebbe impedito), contrapponendovi in modo serio e non per slogan ad un certo tipo di politica universitaria che, com’è noto e come vorrei sottolineare, nessuno di noi condivide.
    Io vorrei sapere se qualcuno di coloro che ieri hanno “delegittimato” il convegno pensa di avere in qualche modo, per caso, ottenuto qualcosa.
    Credi forse che la cosa abbia fatto bene quanto a sensibilizzazione dell’opinione pubblica? Che abbia avuto una qualche efficacia di qualche tipo?
    Se questo è ciò che porta il nome di “Onda” (che E’ UN NOME) io non ne faccio parte. Io non accetto la violenza, in nessuna sua forma. Tanto meno in quelle poco utili e soltanto dimostrative di un potere che non abbiamo. Perché mentre ci compiaciamo con noi stessi di presunte vittorie, nel frattempo non cambia un bel niente e non abbiamo nemmeno proposto niente. Se qualcuno ti/vi desse la possibilità di fare il relatore ad un convegno sul futuro dell’università, mi dici quale sarebbe la tua proposta di riforma? Quali i punti sui quali interverresti? Quali i criteri di reclutamento dei ricercatori? Come faresti i concorsi di dottorato? Come organizzeresti la didattica? E la gestione dei fondi di ricerca? Mi interesserebbe saperlo.

  3. Cara Valentina, sono d’accordo con te sulla condanna di certi tipi di protesta (ricordiamo anche i Giovani di Forza Italia, la cui riunione è stata impedita in nome di una MOLTO distorta idea di lotta democratica).

    Non sono però stupito: in una assemblea di lunedì scorso, mi è stato chiarito da più parti e a più voci che ad oggi alla maggioranza degli studenti più intensamente coinvolti nella protesta (quelli che partecipano alle assemblee per intenderci) il confronto non interessa.

    Il dibattito civile tra due parti è visto come (testuale) “format televisivo” e quindi rigettato con disprezzo.

    L’obiettivo dichiarato da questo tipo di gruppo (cui logos almeno nelle sue figure chiave non so se aderisca o meno) è creare una rete di incontri con personaggi che già sono d’accordo nel condannare questa “riforma”, insomma un’apertura di riflessione fittizia, all’insegna del “colloquiamo solo con chi è già d’accordo con noi”.

    A partire da ciò, è facile (ed è stato fatto) non riconoscere DIGNITA’ (testuale) a chi non la pensa come noi.

    Con queste premesse è ovvio poi che si vada verso atti antidemocratici e “squadristici” (definizione forte, utilizzata dai giornali per similitudine con le squadre che, non sempre a manganellate, impedivano scioperi e raduni “rossi” o “bianchi” nel 1919-1921. Forse similitudine esagerata, ma non totalmente fuori prospettiva)

    E io, sinceramente, non rinuncio alla mia voglia di democrazia per una protesta che, giusta nel merito, è però sempre più spesso errata nel metodo.

    Se la partecipazione alla protesta diminuisce è anche perchè alcuni (come me e altri che ho sentito) si tirano indietro quando viene loro chiesto di rinunciare ad alcuni principi che sono appunto IR-RINUNCIABILI o perlomeno di avallare azioni che a tali principi si oppongono.

    Addolorato
    Giacomo

  4. Caro Giacomo, ti rispondo brevemente perché non vorrei colonizzare il blog. Non so esattamente chi tu intenda per “figure chiave” di Logos, ma ti posso assicurare che – se sono le persone che intendo io – queste non condividono certi metodi. Così come non li condivide la maggior parte di Logos: che è la maggioranza degli studenti che si erano mobilitati all’inizio e che ora, come te, si sono fatti indietro. Proprio per questo. La maggioranza, dunque, è cambiata per il semplice fatto che la maggioranza di prima se n’è tornata a casa: addolorata, come dici tu. Io continuo a credere che ci siano ragioni per mobilitarsi, e che Logos abbia ancora molto da dare e possa farlo, visti i risultati ottenuti sino ad ora: si tratta di riprendere le forze e di proseguire lungo la strada che ci eravamo tracciati, secondo i NOSTRI metodi. Ognuno, appunto, è libero di agire come crede. Sarebbe bello che continuasse a farlo anche Logos! Lunedì c’è un’assemblea, ci vediamo?

  5. Mah, i manifestanti, sulle cui ragioni qui non parlerò perchè non c’entrano,hanno fatto un palese autogol.
    Già li sento, i sostenitori a prescindere del Cavaliere, lamentarsi -a ragione, almeno da certi punti di vista- di essere stati zittiti da antidemocratici.
    Valentina, Giacomo, nell’ Onda c’è chi ha parlato Lunedì e tanti altri, che parlano forse esasperati dalla chiusura dell’atteggiamento del governo, ma l’ Onda non è un’associazione, non è un partito, è una mobilitazione: vi aderisce chi è d’accordo con l’obiettivo dell’iniziativa, fare in modo che non vi siano tagli ai finanziamenti all’ Istruzione e ognuno è responsabile dei modi e delle proposte della sua adesione, non di quella altrui. Perciò non scoraggiatevi se vedete qualcuno che ha un atteggiamento anche molto diverso da quello che vorreste o un approccio che vi sembra questionabile. Avete pensieri più utili e a vostro giudizio migliori? Diteli, anche in minoranza!

  6. Uh, se li diciamo.. almeno, io li dico sin dall’inizio.
    Ed è sulla base di questi pensieri che è nato Logos. C’ero, da mattina a sera. E’ solo che, a lungo andare, un certo modo di fare (violenza) ha fatto scappare tutti, o quasi. Io comunque sono ancora qui.
    E l’Onda è sì una mobilitazione, ma ormai credo sia difficile pensarla in modo così aperto, come proponi tu e come credevo anch’io sin dall’inizio: è evidente che ormai, dentro di essa, c’è molto di più di una lotta comune contro un obiettivo definito. Siamo (sono) partiti anche alla riappropriazione del reddito, e ho visto striscioni con “tutto gratis”.
    Di istruzione, di obiettivi concreti sulla realtà universitaria sento oramai parlare ben poco.

  7. Gli studenti in questo caso hanno torto.

    Non ci sono scusanti che tengano.
    Meno politicizzazione e più cultura.

    Dovete svegliarvi, per ora avete fatto una pessima figura.

  8. Hanno. Io non c’ero e ci tengo a sottolinearlo. Se delegassi l’ Onda a rappresentarmi (e poi questa non era nemmeno l’ Onda intera ma una parte che in essa s’è inserita) l’ Onda diventerebbe un partito, con tutti i guai annessi e connessi.

  9. @Valentina Rimani o prevarrà chi ha idee più radicali, che solitamente, magari proprio per questo, non lascia mai

  10. Ciao a tutti! Spero di essere il più breve possibile…ma non lo sarò!
    Innanzitutto volevo dire che giovedì ero presente al Bo : il mercoledì sera precedente all’una di notte, in piazza delle erbe, mi è giunta voce (da un ragazzo che conosco di vista) del convegno organizzato dal prorettore e mi è stato rivolto l’invito ad essere presente il giorno dopo alle 12….questo solo per dire quanta pubblicità è stata fatta per quell’incontro che a quanto pare doveva essere tenuto segreto agli studenti!…(PAZZESCO!!!)
    Il ragazzo mi ha spiegato che non erano stati invitati i rappresentanti degli studenti…non invitarli in un incontro che riguarda l’università mi sembra veramente ridicolo (gli studenti sono l’università!!) e sinceramente da stupidi e poco furbi, soprattutto in questo periodo un pò caldo….Marco Bastianello, credo che il primo vero autogol l’abbiano fatto gli organizzatori dell’incontro..si sono davvero tirati la zappa sui piedi…pensavano proprio che nessuno degli studenti l’avrebbe saputo..come mai non eravamo i benvenuti??forse si aspettavano proteste da parte degli studenti, se fossero stati invitati, per il contenuto del loro convegno?? ma come mai? forse perchè abbiamo ragione al 1000 x 1000?? volevano forse “creare una rete di incontri con personaggi che già sono d’accordo” tra loro, “insomma un’apertura di riflessione fittizia, all’insegna del “colloquiamo solo con chi è già d’accordo con noi” “e promuoviamo la campagna elettorale del rettore” (aggiungo io)??? Giacomo, credo che l’accusa che muovi con queste parole nei confronti del gruppo di studenti che ha interrotto il convegno valga anche per gli organizzatori dello stesso, O NO?????

    ATTENZIONE: non sto rifiutando la critica che fai al gruppo di studenti (la ritengo giusta anch’io!); la sto solo rivolgendo anche alla parte opposta in questione.

    (ah…ancora una piccola nota relativa a quello che mi ha riferito il ragazzo in piazza la sera prima e poi passo ad altro: i fatti incresciosi e (quelli per davvero) “da squadrismo fascista” di Pisa, di cui avevo già letto qualcosa in internet nel pomeriggio! Al convegno gli studenti avrebbero avuto occasione di ricordarli, vista anche la presenza di Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa)

    Non sono uno studente di Scienze Politiche, ma di Lettere e Filosofia e non sono uno dei “più o meno gli stessi studenti di una parte dell’«onda» anti-Gelmini, dell’area no-global che ruota attorno al collettivo di Scienze Politiche” (come riporta Il Mattino).

    Al contrario di Valentina e Giacomo, NON accetto e anzi RIFIUTO CATEGORICAMENTE l’accusa di azione “da squadrismo fascista” e di violenza. Ero presente al convegno ed é nata solo una discussione dai toni accesi e niente più.
    Parlando di “squadrismo fascista” per queste manifestazioni, credo sinceramente che non si sappia nemmeno cosa si stia dicendo e che si vada a insultare la memoria di chi ben altre cose e di ben altra violenza ha subito in tempi passati, ma purtroppo non solo.
    E poi solitamente le azioni squadriste e violente erano mosse da chi aveva potere, autorità e forza militare contro chi era debole, sottomesso e contrario all’ideologia di regime. Al Bo, non certo per fare un confronto improponibile, credo comunque che gli studenti rappresentassero la parte “debole” (ho messo le virgolette perchè non lo siamo affatto) contro l’autorità, il potere e la forza militare (digos…che a Pisa non è affatto rimasta a guardare) dell’istituzione.
    Se proprio proprio il quarto potere non riesce a fare a meno di utilizzare termini roboanti e sensazionali (qui mi riallaccio all’accusa di sensazionalismo che Valentina muove nei confronti di molti studenti dell’Onda, accusa che come ho fatto prima non respingo affatto – per alcune situazioni la condivido in gran parte – ma che giro anche ad altri, in questo caso la stampa) che li utilizzi almeno nelle situazioni più adatte: “squdrismo fascista” e “violenza” sono termini più idonei, lo ribadisco ancora una volta, ai fatti accaduti a Pisa!!
    Stampa che, vorrei ricordare, solitamente è schierata con i più forti e i più potenti: sono d’accordo che quello che è successo giovedì, con il relativo messaggio che probabilmente è passato, non sia un punto a nostro favore nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica; sono però anche consapevole (rispondo qui a Marco Bastianello e Valentina) che gli studenti spesso sono passati come antidemocratici e facinorosi (per il governo) anche in situazioni in cui mai lo sono stati e mai è successo nulla. Diciamo che quindi non mi preoccuperei più di tanto, anche perchè sono convinto che stavolta abbiamo avuto tutte le ragioni del mondo.

    Per l’ennesima volta rivolgo anche ad altri critiche che avete mosso ad alcuni: ho letto nei post di Giacomo e Valentina che i metodi utilizzati sono stati aggressivi e antidemocratici. Posso essere d’accordo con voi solo se per aggressione intendiamo toni accesi e nulla più.
    Ma secondo voi, i primi ad essere antidemocratici non sono stati gli organizzatori del convegno che non hanno convocato gli studenti o almeno i loro rappresentanti?? è vero che non dobbiamo cadere negli stessi errori degli altri, ma farsi sempre prendere in giro (per non dire altro) non è affatto bello!!
    Ricordo, durante l’accesa discussione, l’intervento, riportato anche da Il Mattino, dell’ex rettore Gilberto Muraro che ha detto: «L’università è per definizione luogo di dialogo, anche fra diversi, che devono saper ascoltare oltre che parlare. Si può confutare chi e ciò con cui non si è d’accordo, ma non si può impedire il confronto con la violenza». Ricordo inoltre che, rivolgendosi agli studenti che hanno bloccato il convegno, ha detto: “Voi non state affatto difendendo l’università pubblica, perchè se c’è una cosa che io ho davvero imparato all’università pubblica è il confronto nel dibattito e il saper ascoltare.”(cito a memoria)
    Parole giustissime!! Ma credo che forse si era già dimenticato che a quell’incontro gli studenti non erano nemmeno stati invitati!! Perchè noi studenti dobbiamo sempre ascoltare governi, ministri, rettori e mai nessuno che ascolta noi???? Il rettore non ha mai voluto intraprendere un dibattito con noi studenti, fin dal primo giorno di mobilitazione quando andammo nel cortile del Bo e a gran voce gli chiedemmo di scendere a parlare con noi!!! (questo è anche ovviamente quello che più o meno giovedì è stato risposto all’ex rettore)…..Quindi perchè siamo sempre noi gli antidemocratici????ma stiamo scherzando??? CAZZO!!!….chi cazzo è che ci ascolta a noi????sempre noi dobbiamo ascoltare gli altri??

    Ho quasi finito, scusate se vi ho annoiato! Volevo solo fare alcune precisazioni:
    _x Valentina: mi sembra sbagliato chiedere a Beppe “quale sarebbe la tua proposta di riforma? Quali i punti sui quali interverresti? Quali i criteri di reclutamento dei ricercatori? Come faresti i concorsi di dottorato? Come organizzeresti la didattica? E la gestione dei fondi di ricerca?” Ricordiamoci che il primo obiettivo da raggiungere A BREVE TERMINE, e che mi sembra sia stato già dimenticato un pò da tutti, è il ritiro immediato della 133. L’autoriforma deve essere successiva!

    _x Valentina: credo che con la manifestazione di giovedì si sia ottenuto un piccolo risultato. Come ricorda anche Beppe, l’incontro è rinviato e sarà ri-organizzato questa volta invitando CON COMUNICAZIONE una rappresentanza studentesca, ci sarà ancora la possibilità di alzare la mano e dire la propria, facendo la domanda giusta al momento giusto. Riconosci che senza l’intervento degli studenti, questo non sarebbe successo??

    Penso di aver detto più o meno tutto…sono stato breve, vero?? Mi premeva davvero tanto cercare di far capire che spesso le critiche e le accuse che rivolgiamo contro noi stessi (da intendere come movimento studentesco) sono le stesse che possono essere rivolte ad altre componenti dell’università o del governo o della società, ecc. Cerchiamo di non fare del disfattismo per ragioni che non esistono e di evitare di spaccare il movimento per piccole questioni che vengono schifosamente ingigantite. Quando abbiamo ragione al 100 %, abbiamo ragione e basta!!!!!

    Volevo chiudere con una frase – che cito a memoria – dell’intervento di giovedì della grandissima Professoressa Paola Mura: “Se un esponente di Confindustria viene a parlare dell’università, è come se io mi mettessi a parlare di Cirio e Parmalat”

  11. Vdi, L, il punto è che per evitare di essere solo una parte in causa come le altre non possiamo reagire in modo speculare alle provocazioni. La scorrettezza altrui non legittima la nostra e in questo vincolo sta il nostro consenso presso la cittadinanza.

    Anche io trovo eccessivo parlare di “squadrismo fascista”: non c’è stata violenza fisica ma da ciò che ho letto le riunione è saltata e i “disturbatori” sono stati incolpati di ciò, dunque di limitare l’espressione altrui.

    Non so come si siano svolti i fatti, posso pensare che, visti i contestatori, abbiano deciso di non proseguire oltre per motivi d’opportunità o addirittura per evitare il confronto, ma posso anche pensare che gli sia stato materialmente impedito di continuare. C’è bisogno di avere testimonianze dirette e particolareggiate, perchè spesso per capire cosa è successo davveroservono i dettagli, non le tre righe di un giornale.

    Mi viene in mente la vecchia storia del Papa alla Sapienza. Ve la ricordate: sono i manifestanti ad aver creato la situazione per cui il Papa, prudentemente, ha deciso di non creare tensioni e ha rinunciato o addirittura è stato cacciato(prima campana) o il Santo Padre si è sottratto al legittimo dibattito (altra campana)? Qui si parla quasi di intenzioni e le intenzioni si capiscono dai dettagli.

    Ultima cosa: la nascita di mille rivoli anche in contrasto tra loro non è disfattismo (parola fascista) ma un importante indicatore di salute. Ah, anche se fosse possibile avere ragione al 100% e se noi l’avessimo dovremmo pur sempre convincere l’altra metà del paese e con questi presupposti non riusciremmo nemmeno a salutarli, figuratevi a parlarci.

    Anch’io, vedo, sono stato breve.

  12. PS @L (Ma che è?Tutti a vedere Death Note?)
    Puoi spiegare, ad uso di chi come me non lo sa, cos’è successo a Pisa e quando?

  13. ciao,
    al di la del fatto che ciascuno di noi condivida o meno l’iniziativa in questione, volevo fare qualche precisazione e qualche domanda…
    PRIMA PRECISAZIONE: quando si dice “l’onda ha fatto…” non si sintende con queste parole il fatto che l’onda rappresenti qualcuno, o che tutta l’onda abbia partecipato ad una determinata iniziativa. Mi spiego meglio: quelli che hanno aprtecipato all’iniziativa sono parte dell’onda, ma non hanno certo la presunzione di essere tutta l’onda. Quando ci sono state le lezioni in piazza, si è detto “l’onda ha fatto le lezioni in piazza”, ma non tutta l’onda era contemporaneamente a fare lezioni in piazza…
    SECONDA PRECISAZIONE: il fatto che esistano iniziative di questo tipo, non preclude in nessuna maniera che ce ne possano essere altre di tipo diverso. Quando si parla di movimento unitario si intende andare tutti nella stessa direzione (abrogazione della 133) ma non necessariamente tutti con gli stessi mezzi!
    TERZA PRECISAZIONE: Valentina stai attenta quando parli di violenza: (cito)”..un certo modo di fare (violenza) ha fatto scappare tutti..”, beh, bisognerebbe definire che cosa sia la violenza..entrare dove non sono stato invitato è violenza, se avevo pieno diritto di entrarci? Parlare ad alta voce, è violenza? E’ violenza escludere i diretti interessati da una discussione che li riguarda? Un sit-in con blocco stradale è violenza? eppure i sit-in sono uno dei metodi di lotta nonviolenti più diffusi…
    DOMANDA: qualcuno dice di non sentirsi rappresentato da questi metodi di azione. Bene, viva lo spirito critico e viva le differenze costruttive! Ma se non ti senti rappresentato, perchè dici che te ne vai e che ti allontani dal movimento? Fai dell’altro! Se l’onda si sposta e si radicalizza, e questo non ti piace, perchè non agisci restando dentro all’onda in maniera che domani in fianco all’articolo che descrive l’intervento alla conferenza al Bo ce ne sia un’altro che descrive un’azione fatta come piace a te?

    Mi piacciono le critiche, mi piace che la gente pensi a quel che fa. Non mi piace per niente che queste critiche non siano costruttive ma solo distruttive. Ribadisco che il punto fondamentale ora è accettare che ci stiamo muovendo con metodi diversi, perchè siamo diversi (e perfortuna che siamo diversi!!!). Questo senza dimenticare sottolineare che ci stiamo muovendo tutti nella stessa direzione e per la stessa causa. Solo così tutte le nostre diverse iniziative ne usciranno rafforzate.

    ..ultimamente evviva la brevità…

  14. Ciao! Sono ancora io (“che culo!” direte voi),,,la notte mi ha portato consiglio, e ripensando a quello che ho scritto (tanto!) nel mio post ho pensato che potesse passare un messaggio diverso da ciò che intendevo dire, quindi, mi sono detto, c’è bisogno di un’altra precisazione. Eccola qui:
    i modi e i metodi utilizzati giovedì per impedire lo svolgimento del convegno non sono certo i miei preferiti (io ero presente, ma non ho assolutamente agito nè parlato, sono rimasto a guardare e ad ascoltare), ma penso che in quell’occasione si è agito nel modo giusto (ribadisco che non ritengo aggressiva una discussione dai toni accesi, è tuttal’più una litigata, e mi sembra dunque eccessivo definirla in tal modo).
    Vi spiego il perchè: potrei scrivere qui, ma non lo faccio e ne sarete molto contenti, un papiro di DISACCORDO con mille motivazioni in relazione a ciò che è successo e ai metodi utilizzati qualche settimana fa durante il blocco del traffico attuato all’incrocio della Stanga con un numero ridicolo di studenti e alla precedente contestazione a Confindustria (uova di vernice) e anche in relazione (ma su questo sono poco informato) a ciò che giustamente anche Giacomo ricordava, cioè, uso le sue parole, “i Giovani di Forza Italia, la cui riunione è stata impedita in nome di una MOLTO distorta idea di lotta democratica” (anche se credo e spero quest’azione sia stata compiuta dal Collettivo Scipol in suo nome, e non in nome di tutto il movimento universitario in mobilitazione).
    In queste occasioni si sono davvero utilizzati modi e metodi sbagliati (e antidemocratici nella seconda occasione), soprattutto per quanto concerne la nostra battaglia di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che fin dal primo giorno di mobilitazione TUTTI si erano detti favorevoli a portare avanti, ma che, a quanto sembra alcuni hanno dimenticato; ma li ritengo personalmente sbagliati e inadeguati in quanto non riesco a scorgere un così profondo legame tra la battaglia universitaria che ormai da 2 mesi portiamo avanti e quello che è stato fatto.
    Mi spiego meglio in riferimento a quello che è successo giovedì, in cui ripeto, secondo me, i modi utilizzati sono stati stavolta giusti: la convocazione da parte del prorettore di un convegno dal titolo “Università in trasformazione” con il mancato invito rivolto agli studenti, la vedo come una grande presa per il culo nei nostri confronti….noi, che SIAMO L’UNIVERSITA’, non siamo stati proprio considerati, o meglio siamo considerati un BEL NIENTE!!! non vi sembra un’abissale presa in giro da parte del nostro Ateneo in un momento in cui invece dovrebbe essere dalla nostra parte al 100% e scendere in piazza a protestare con noi (e che invece ora si inizia a capire da che parte sta, visto anche, come ho già ricordato nell’altro mio post, che il rettore non si è mai fatto vedere per confrontarsi con noi??) ???
    Nella situzione di giovedì ho visto dunque moltissimi ed importantissimi aspetti che riguardano la mobilitazione universitaria, aspetti che come ho detto non ho ritrovato nelle occasioni delle scorse settimane elencate sopra. Ecco quindi che, proprio perchè eravamo noi i diretti interessati, condivido pienamente quello che è stato fatto, che ritengo un’azione decisa e per niente aggressiva e che ha portato a un ottimo ruisultato, se così sarà: riconvocazione del convegno con convocazione per comunicazione degli studenti (e allora lì sì che si potranno discutere i raccapriccianti contenuti democraticamente, speriamo!)
    Pensate se nessuno avesse saputo di quel convegno: si sarebbe svolto tranquillamente all’oscuro degli studenti….tanto chi se ne frega di noi??? non siamo niente!!..e invece no, è giusto farsi valere quando si hanno ragioni e motivazioni a non finire!!! Spesso le continue prese per il culo portano all’esasperazione, portano a dire “adesso basta!! ci siamo davvero rotti i c……..i!!”

    Per rispondere, spero brevemente, a Marco Bastianello: al tuo secondo “capoverso” (sul primo sono d’accordissimo) dici che i “disturbatori hanno limitato l’espressione altrui”: so che non bisogna fare a gara come i bambini dell’asilo che dicono “ha iniziato prima lui”, ma lo faccio lo stesso e in quel caso dico che i primi ad aver limitato l’espressione altrui sono stati gli organizzatori del convegno che non hanno convocato gli studenti. Tu dici correttamente che “non possiamo reagire in modo speculare alle provocazioni. La scorrettezza altrui non legittima la nostra e in questo vincolo sta il nostro consenso presso la cittadinanza.”, ma credo sia davvero dura da digerire, soprattutto quando non sei considerato per niente.

    Buona giornata a tutti!

  15. Cara Silvia, rispondo alle tue precisazioni e alla tua domanda:

    1) il concetto di rappresentanza non ha nulla a che fare con quello di identità.. esempio: se gli studenti sono rappresentati, chessò, in consiglio di facoltà, questo non significa che siano TUTTI in consiglio di facoltà, ma che ci sono alcuni studenti eletti dagli altri che hanno il compito di portare le loro istanze nel suddetto organo. Quando parlo di un problema di rappresentanza, mi sembra evidente che mi riferisco al fatto che un certo modo di far protesta può danneggiare il movimento, nel senso che ha, a mio avviso, gran poca efficacia. Quanto alla mia posizione su quello che è accaduto giovedì, mi associo al contenuto del post cui si riferiscono questi commenti.

    2) So perfettamente che un certo tipo di iniziative non ne esclude altre in linea di principio, ma il discorso non è così semplice, e in parte ti rimando al punto 3, in parte ti rispondo che la vera novità di questo movimento è stato il suo carattere composito, la partecipazione di studenti che MAI si erano mossi per qualcosa e magari avevano pure votato Berlusconi: questa è stata la prima grande vittoria della mobilitazione, e allo stesso tempo ha reso la situazione estremamente delicata. Io non me ne vado e non me ne sono mai andata, ma c’è da riflettere sull’appoggio che si può ottenere con un certo tipo di iniziative: ripeto, al di là delle questioni di principio, lo dico per una semplice (e forse triviale) questione di efficacia.

    3) Cito: «Valentina stai attenta quando parli di violenza: (cito)”..un certo modo di fare (violenza) ha fatto scappare tutti..”». So molto bene di cosa parlo quando parlo di violenza, Silvia, e mi riferisco, ad esempio, alle spedizioni punitive che noi stessi, a lettere, abbiamo subito: e non saprei come definirli altrimenti, se non come episodi di violenza. Che non me ne sia andata con il naso sanguinante, perdona, non significa che non sia stata (io come altri), oggetto di violenza: questo ha fatto scappare moltissime persone, e le capisco. Ci sono studenti che, se non si sentono liberi di agire come meglio credono se non rischiando di prenderle, e tutto questo dopo aver timidamente messo il naso fuori dal loro angolino per la prima volta, smettono di agire, semplicemente. Per quanto riguarda il fatto di giovedì, credo che sia violenza impedire un dibattito così come è violenza il convocarlo nel modo in cui è stato convocato: ma ripeto, io avrei agito diversamente. Le persone contro le quali ci battiamo possono essere sconfitte e messe in ridicolo con ben altri metodi, a mio avviso. Vanno svergognate, interrogate, sputtanate, vanno assalite con gli argomenti e noi gli argomenti li abbiamo. Quello che è stato fatto, secondo me, non è servito a niente. Quanto al sit-in con blocco stradale alle undici di mattina: a che serve? A impedire a mia nonna di andare a far la spesa o a mio zio di andare dal medico? Ma per favore.. se vogliamo ottenere qualcosa, i mezzi di cui abbiamo bisogno sono ben altri, scusami. Apprezzo e condivido i metodi della lotta non violenta, ma quando penso alla non violenza mi viene in mente Gandhi e non il blocco del traffico di Padova in un martedì (o lunedì, o giovedì) mattina qualsiasi. Vogliamo bloccare qualcosa? Individuiamo un obiettivo strategico (che abbia a che fare con le nostre istanze e non uno a caso) e ci piazziamo lì: in quel caso sarò in prima fila.

    4) Alla domanda credo di avere risposto nei punti precedenti, vorrei soltanto sottolineare che le critiche sono sempre state costruttive, anzi, abbiamo sempre pensato a fare quello per cui eravamo lì: ed è per questo che Logos ha fatto tanto da quando è iniziata la mobilitazione e continuerà a fare tanto.

    Con questo chiudo, e mi auguro che ci sia modo di parlarne ulteriormente all’assemblea di domani in vetrina alle 15.

  16. Come mi è stato chiesto da Marco Bastianello, per informare su quello che è accaduto a Pisa il 25 novembre riporto qui il comunicato ufficiale degli studenti pisani, pubblicato anche sul sito http://www.uniriot.org :

    COMUNICATO STAMPA
    Gli eventi accaduti ieri in rettorato, gravissimi da tutti i punti di vista,
    hanno necessariamente bisogno di un chiarimento. Da parte nostra ci
    sentiamo in dovere di raccontare una versione dei fatti che seppur sia
    stata inizialmente testimoniata da varie agenzie di stampa, è sparita
    improvvisamente dalla cronaca, in favore delle versioni dell’ateneo e
    delle forze dell’ordine, entrambe tese a delegittimare il presidio di
    studenti contro l’approvazione del bilancio dell’ateneo, riducendolo a
    un problema di ordine pubblico.
    La cosa per noi fondamentale da ottenere ieri era un evento pubblico
    di confronto, preliminare all’approvazione. Questo evento era stato
    richiesto e ottenuto nell’ultimo senato accademico, ma l’ateneo non
    solo non ha mai provveduto alla sua realizzazione, ma è arrivato a
    militarizzare il rettorato durante la seduta del CDA. Questa reazione di
    chiusura è dovuta alla difficoltà del rettore di giustificare il suo
    sostanziale adeguamento alla legge 133 e al decreto Gelmini: se fino a
    ieri era palese la sua passività nella protesta, il bilancio approvato
    dimostra l’inchinarsi senza appello al governo e l’abbandono di
    qualsiasi opposizione, come è chiaro dalla relazione tecnica che
    accompagna il provvedimento. Il rettore non sarebbe mai stato capace
    di affrontare un evento pubblico senza essere smascherato, quindi si è
    trincerato dentro un CDA blindato.
    L’interno del rettorato era presidiato da una trentina di agenti in
    borghese, l’esterno da digos e reparto celere. Gli ingressi sbarrati. La
    volontà di incutere timore si è trasformata in repressione: il primo
    fatto grave, che mette in discussione la validità stessa della seduta, è
    l’espulsione del nostro consigliere d’amministrazione, allontanato poi di
    forza dalla Digos, che gli ha impedito di partecipare all’ultima parte
    della riunione e alla votazione finale. L’espulsione è stata chiesta dal
    rettore quando il consigliere ha cercato di richiamare l’attenzione su
    ciò che succedeva all’esterno: la celere schierata che minacciava di
    caricare il presidio. Ma già prima allo stesso consigliere era stato
    impedito con violenza di uscire dal rettorato per parlare con gli altri
    studenti. Infine una decina di studenti, entrati da una porta secondaria
    del rettorato con la volontà di raggiungere la sala del CDA per
    invalidarne la seduta, sono stati respinti e malmenati riportando
    contusioni con prognosi di diversi giorni. L’ateneo accusa di “scarso
    rispetto per le istituzioni” il nostro consigliere d’amministrazione e di
    violenza il presidio: ma cosa significano le parole “democrazia” e
    “rispetto” in una situazione resasi tesa per il rifiuto al dialogo da parte
    del rettore? Di quale violenza veniamo accusati se siamo stati aggrediti
    verbalmente e fisicamente? Le forze dell’ordine hanno subito
    provveduto a far refertare in pronto soccorso due agenti e due
    lavoratori: si vuol far credere che pochi studenti siano riusciti a
    sopraffare le decine di agenti presenti nell’edificio. La realtà è che gli
    studenti cercavano di raggiungere la seduta pacificamente, ma
    inseguiti dalle forze dell’ordine. La gara a chi le ha prese non ci
    interessa, conosciamo il vincitore guardandoci i lividi. Ma sappiamo
    come vanno le cose in questi casi: ha ragione chi ha più potere.
    Oggi il rettore ha messo in campo tutto il suo potere, la sua paura e la
    sua incapacità di gestire il confronto. Il bilancio approvato è fatto di
    tagli indiscriminati a didattica e ricerca, di esternalizzazione dei servizi
    e precarizzazione dei lavoratori, di investimenti edilizi poco chiari e di
    un mutuo di 82 milioni la cui estinzione è un problema rimandato ai
    posteri. A chi chiedeva chiarezza per tutto questo e rivendicava una
    maggiore partecipazione è stato risposto con la repressione. Noi
    rilanciamo con la richiesta di invalidare il CDA, visto l’allontanamento
    illegittimo del nostro rappresentante, e con la richiesta delle dimissioni
    del rettore. Nel frattempo continueremo con l’opposizione alla
    destrutturazione dell’università, con un compagno di viaggio in meno:
    ma meglio soli che male accompagnati…Noi non pagheremo la crisi:
    né quella del governo, né quella di un rettore incapace a gestire i
    problemi epocali dell’università.

  17. Mi associo completamente a quanto detto da Valentina, e pongo un’altra domanda. Il rettorato non ha comunicato il convegno agli studenti, e tutti siamo concordi nel dire che trattasi di porcata (e evidentemente di provocazione, in cui siamo puntualmente cascati). Ma perchè chi ha ideato la spedizione bloccante non ha avvertito le altre “anime” della cosiddetta onda ? Non ci voleva poi molto a convocare duecento persone invece di 20. Bastava un post qui sopra e altrove e un bel giro di mail e messaggi… Invece si sono tirati su pochi adepti “in piazza all’una di notte”… Ho come l’impressione che si cercasse la visibilità per parte del movimento, la parte “urlante”, che infatti puntualmente campeggiava con i soliti volti deformati dall’ira sulla prima pagina del giornale… Ripeto, se si andava lì in 300 e si alzavano le manine sante sarebbe stato tutto di guadagnato per tutti, tranne, evidentemente a questo punto, per la necessità di farsi vedere/sentire di qualcuno. Qualcuno di cui i modi sono noti da anni. Io non ho nessuna intenzione di lasciar passare il concetto che per delegittimare un convegno sia giusto dare legittimità ad un modus operandi che la settimana prima aveva già dato brillante prova del suo acume bloccando i Giovani per le Libertà o come si chiamano quelli… Questo assurdo gioco delle parti credo abbia fatto il suo tempo.

  18. @L Non ho detto che è stata di fatto limitata la libertà d’espressione altrui, ma è un’ipotesi. Inoltre mi immagino che chi già non era convinto delle nostre ragioni e legga i giornali tenderà a prendere quest’ipotesi per vera. Io se è vera non lo so, non c’ero e ho poche informazioni, ma il dubbio resta. In ogni caso quelli del convegno non ci hanno zittito, semplicemente non c’hanno considerato (da un certo punto di vista è peggio) e perciò a voler essere precisi non li si può accusare di averci censurato, cosa che invece loro potrebbero dire a noi e in questo è un autogol. E’ dura? E’ dura.

    Ho letto il comunicato, non va bene, così non si va da nessuna parte e rischiamo facilmente di passare per teste calde.Queste situazioni al limite ci saranno sempre sfavorevoli e ci sarà sempre chi dirà che avevamo cattive intenzioni fin dal principio. Dobbiamo sforzarci di non far nulla che non sia assolutamente lecito nonchè moralmente e mediaticamente inattaccabile.

    Perchè più leggo più ho la sensazione che la protesta serena degli inizi stia perdendosi?

  19. Sì, sta degenerando, guardo uniriot e leggo resoconti anche un filo compiaciuti che parlano di card emanate dagli studenti per farsi l’auto-sconto, di studenti che pretendono di non pagare entrando ad una mostra, ecc. A parte che sono d’accordissimo che l’attuale approccio economicista e esclusivamente (o quasi) imprenditoriale alla diffusione della cultura sia pessimo, non è così che si fa. Sarebbe un po’ come dire che siccome il pane costa troppo s’assaltano i forni (nulla di nuovo, peraltro)

  20. DUBBI SUL DRECRETO E MODALITA’ D’ABROGAZIONE
    QUANDO QUALCUNO QUI DICE:

    @ “Quando si parla di movimento unitario si intende andare tutti nella stessa direzione (abrogazione della 133)”

    @ “Ricordiamoci che il primo obiettivo da raggiungere… è il ritiro immediato della 133. L’autoriforma deve essere successiva!”

    PER QUANTO NE SO, NON E’ SCONTATO CHE LA 133 POSSA ESSERE ABROGATA.
    HO PROVATO AD INFORMARMI E VI RIPORTO DI SEGUITO.
    SE AVETE INFO MIGLIORI’ SEGNALATE, CORREGGETE, CHIOSATE, COMMENTATE.

    – In Italia, la finanziaria NON può essere soggetta ad abrogazione. La 133 è uscita con la Finanziaria.

    – La legge 133 sarebbe un collegato alla finanziaria, per cui può essere soggetta a referendum abrogativo;

    – Per la raccolta delle firme bisogna avvisare formalmente il Comune e la Corte di Cassazione; bisogna istituire i presidi per la raccolta di firme; segnalare la data a partire dalla quale bisogna calcolare il limite massimo di tempo per la raccolta (dovrebbero essere sei mesi);

    – una volta raccolte le 500.000 firme, queste vanno in Cassazione per essere conteggiate. Se nessun problema interviene, la richiesta di referendum passa alla Corte Costituzionale, che deve esprimersi sulla sua ammissibilità.

    – Particolare importanza ha il fatto che la richiesta di abrogazione deve essere fatta in modo tale DA NON LASCIARE VUOTI LEGISLATIVI (non si può chiedere semplicemente di abrogare la 133 e basta; bisogna segnalare esattamente i punti che si vogliono eliminare e la cosa deve essere fatta in modo tale da non generare ‘buchi’ normativi), pena il rigetto da parte della Corte Costituzionale.

  21. cara valentina,
    credere nella realtà delle intenzioni è un’illusione che ci piace coltivare. purtroppo a volte si deve agire e questo lo può fare chi ha idee più chiare. per quanto riguarda la democrazia mi sembri confusa. nella mitica repubblica di atene chi fa la parte degli schiavi?

  22. Perché dici che credo nella realtà delle intenzioni? e cosa intendi con “realtà delle intenzioni”, onestà forse? In tal caso non mi sembra di aver detto che ci credo, né ho mai negato che si debba agire, tant’è che l’ho sempre fatto e con un certo impegno – questo non credo si possa negare. Ho solo molti dubbi rispetto al fatto che chi ha agito in questa specifica occasione abbia le idee chiare rispetto all’efficacia della propria azione rispetto all’obiettivo. E tanto meno le ha chiare sull’idea di democrazia: su questo non ho dubbio alcuno, mi dispiace. Se pensi di potermene convincere, ad ogni modo, ti ascolterò volentieri.

  23. Purtroppo non sono potuto venire ieri alla riunione e domani parto per la Germania per una settimana, ma al mio ritorno tenterò ancora di vincere la ritrosia e tornare a partecipare, ma sono uno di quelli cui accennava valentina, gli “intimoriti”. Non è “la prima volta che metto il naso fuori” ma già alle superiori ho lottato per due anni affinchè le manifestazioni di dissenso (di cui all’epoca, con ben più energia di oggi, ero tra i promotori) fossero ineccepibili nel merito quanto nel metodo, per massimizzarne l’eficacia sensibilizzatrice.

    Sono confuso anch’io dalla mescolanza di intenti. Per dirne una, non vedo il legame tra l’evitare il taglio all’università e le proteste contro l’eccessivo prezzo della mensa (che a 4 euro a Padova rasenta il prezzo di costo per un pasto completo) o la richiesta di maggiori fondi per gli studenti fuori sede (fondi che andrebbero recuperati con tagli altrove e che comporterebbero un trasferimento di fondi da chi è bloccato per necessità nella sua sede di studio a chi può comunque permettersi di studiare lontano dalla propria città)

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