WARNING! Nuova riforma dell’università in arrivo

Naturalmente non se ne parla (per ora), ma appena saranno finite le elezioni – sembra il 12 giugno, per la precisione – sarà presentato il nuovo disegno di legge sull’università. Non contenta dei disastri chiamati 133 e 180, che hanno pesantemente tagliato i fondi, bloccato il turn-over del personale e stabilito che gli atenei possano trasformarsi in fondazioni private acquisendo gratuitamente ed esentasse tutto il patrimonio immobiliare, il ministro Gelmini è in procinto di dare la mazzata finale al sistema universitario.

Le bozze che circolano sono diverse, perché diverse sono le proposte, ma vi forniamo uno degli ultimi testi disponibili: i punti fondamentali sono comunque gli stessi, e sono i seguenti:

1. FACOLTA’ E DIPARTIMENTI CANCELLATI:  i dipartimenti (che non potranno avere meno di 30 o 40 docenti afferenti a seconda delle dimensioni dell’ateneo, 40 nel caso di Padova) saranno accorpati in “megadipartimenti”, che si occuperanno di ambiti disciplinari “affini”, e dovranno occuparsi non solo della ricerca, ma anche della didattica, ad oggi di competenza delle facoltà. Le facoltà, dal canto loro, non esisteranno più: al loro posto strutture di “coordinamento” tra dipartimenti per la gestione dei corsi di laurea che richiedono la collaborazione di più dipartimenti;

2. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE IN MANO AGLI ESTERNI: l’università funzionerà come un’azienda. Il consiglio di amministrazione sarà composto, oltre al rettore e ad un rappresentante degli studenti, da membri esterni all’università (la metà o tutti, a seconda delle proposte): insomma, avremo un’università gestita da commercialisti, manager, chi lo sa? Forse ci sono da sistemare un po’ di brillanti amministratori rimasti senza lavoro: d’altra parte, dall’Alitalia alle Ferrovie dello Stato la gestione privatistica del denaro pubblico ha dato ottimi frutti, nel nostro paese.

3. PRECARIZZAZIONE DELLA RICERCA: il ddl prevede l’istituzione della figura del ricercatore con contratto a tempo determinato, e spariranno tutte le figure intermedie (assegni di ricerca, post-dottorato ecc.). La didattica e la ricerca, in questo modo, verranno affidate a soggetti precarizzati con ovvie conseguenze sulla qualità di entrambe.

4. LA BANDIERA DELLA (FALSA) MERITOCRAZIA: sarà la grande bandiera, per quanto si può prevedere, con la quale sarà presentata questa riforma, così come è stato per gli interventi sull’università di quest’ultimo anno. Diranno che con questa riforma saranno premiati soltanto i migliori, e che finalmente il sistema feudale dei baroni scomparirà. La realtà: ricerca, didattica e “virtuosità” degli atenei saranno valutate soltanto in base a parametri economici e quantitativi (numero delle pubblicazioni e delle citazioni). E’ evidente che per valutare la QUALITA’ del sapere, della formazione e della ricerca una serie di numeri può dire ben poco. Un esempio è quello della valutazione della percentuale dei laureati prodotti da un ateneo: basta promuovere tutti a tutti gli esami ed è fatta: hai vinto! Ma non è altrettanto facile “produrre” un sapere di qualità, delle menti critiche e dei laureati preparati. Cosa che d’altra parte ai nostri legislatori poco interessa.

Se poi avete voglia di giocare a “TROVA LE DIFFERENZE”, questa è la Proposta di legge PD sull’università. Per non essere del tutto disfattisti, c’è da notare che questa proposta almeno prevede che si arrivi gradualmente a stanziare il 3% del PIL per l’università e la ricerca, e cancella l’articolo della 133 che prevede la trasformazione degli atenei in fondazioni private.

Infine, un commento: http://ledonniverdiverona.blogspot.com/2009/05/riforma-gelmini-delluniversita-in.html

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