+1,37%

Questo, dall’anno prossimo, l’aumento di fondi per la virtuosa Università di Padova. 4 milioni di euro. Come da tabella.

Altri (per esempio La Sapienza) non hanno passato l’anno.

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Gelmini: “Penso a un bonus per chi studia alle private”

“Costituzione alla mano, voglio che tutti abbiano il diritto di scegliere se andare alla scuola pubblica o alla scuola paritaria. Quindi, siccome le scuole paritarie costano, sto pensando a una riforma che dia la possibilità di accedere a un bonus a chi vuole frequentarle”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini(nella foto), in un’intervista al ‘Corriere della sera’. Il ministro è anche ritornato sul rapporto Ocse sulla scuola italiana, un dossier “che finalmente supporta la posizione del governo sulle riforme”. Ovvero “reclutamento degli insegnanti – ha detto la Gelmini -, la necessità di introdurre la meritocrazia, ringiovanire il corpo insegnante, gli incentivi: tutte cose che vado dicendo da più di un anno”. “Stiamo pensando – ha spiegato – anche ad altre riforme che non c’entrano con l’Ocse. Come il sostegno economico per le scuole paritarie”. Sull’idea del bonus alle scuole private, la Gelmini ha aggiunto: “La libertà di scelta è un diritto costituzionale. E sono tante le riforme che si possono fare risparmiando soldi e facendo funzionare la scuola”. E i dati Ocse della Finlandia, dimostrano che “non è vero che bisogna puntare sulla quantità, bensì sulla qualità – ha precisato il ministro -. Intendo: quantità di soldi, di ore di insegnamento”.

Il DDL fantasma..

Il ministro Gelmini, contrariamente a quanto previsto, non presentera’
al Consiglio dei Ministri del 12 giugno 2009 il testo del DDL sulla
‘governance’ degli Atenei e sul reclutamento.

Il 26 maggio scorso tutte le Organizzazioni della docenza universitaria (ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita’, CISL Universita’, CIPUR-Confsal, CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita’ e Ricerca, USPUR) hanno chiesto un incontro al ministro Gelmini per un confronto su una bozza ufficiale del DDL PRIMA della sua presentazione in Consiglio dei Ministri (v. in calce la lettera inviata al Ministro). Fino ad oggi dal Ministro non e’ pervenuta alcuna risposta.

Ancora sul prossimo DDL Gelmini

Stiamo ancora attendendo che il nuovo DDL Gelmini sulla riforma dell’Università venga pubblicato. Per temperare maggiormente l’attesa, ecco un ulteriore “riassunto” di tale disegno:

Il nuovo DDL Gelmini sulla riforma dell’Università:

  • Il Consiglio di amministrazione e le strutture universitarie
    La riforma prevede che i Consigli di amministrazione degli atenei pubblici possano vantare solo una minoranza di membri interni, tra cui figurerà il Rettore; la maggior parte del Consiglio sarà invece composto da membri esterni nominati dal Ministro. Novità in arrivo anche per quel che concerne le strutture universitarie: mentre i Dipartimenti saranno rafforzati, le Facoltà dovranno infatti essere rimpiazzate da “scuole” attivate sul modello statunitense. Oltre alle attività di ricerca, i Dipartimenti dovranno pertanto occuparsi anche della gestione dei corsi di laurea.
  • Lo stato giuridico dei docenti
    La carriera professionale dei docenti universitari seguirà un percorso “unico”, anche se continuerà ad essere divisa nelle tre fasce di Professore ordinario, Professore associato e Ricercatore (o Professore aggregato). Nonostante l’introduzione dell’abilitazione scientifica nazionale, i passaggi per gli avanzamenti di carriera saranno decretati dagli atenei, che elimineranno quasi completamente i concorsi. Sarà inoltre ridotto il numero di conferme necessarie per l’ingresso in ruolo: per esempio, a chi ha ottenuto la conferma come ricercatore basteranno quattro anni di servizio per immettersi direttamente in ruolo.
  • L’ abilitazione scientifica nazionale e la progressione di carriera
    Una commissione di otto docenti ordinari sorteggiati da una lista di 24 “eletti” per ogni disciplina gestirà il concorso per l’abilitazione scientifica nazionale, che potrà essere ottenuta annualmente per concorso. I settori scientifici minori saranno accorpati per poter prevedere almeno 50 ordinari per ogni raggruppamento. Un docente straniero affiancherà gli otto sorteggiati.
    Novità in vista anche per quel che concerne la progressione “salariale” di carriera: lo scatto stipendiale biennale per l’aumento di stipendio potrà essere ottenuto solo previa approvazione della relazione scientifica sulle attività svolte che docenti e ricercatori presenteranno ogni due anni.

(da Università.it)

WARNING! Nuova riforma dell’università in arrivo

Naturalmente non se ne parla (per ora), ma appena saranno finite le elezioni – sembra il 12 giugno, per la precisione – sarà presentato il nuovo disegno di legge sull’università. Non contenta dei disastri chiamati 133 e 180, che hanno pesantemente tagliato i fondi, bloccato il turn-over del personale e stabilito che gli atenei possano trasformarsi in fondazioni private acquisendo gratuitamente ed esentasse tutto il patrimonio immobiliare, il ministro Gelmini è in procinto di dare la mazzata finale al sistema universitario.

Le bozze che circolano sono diverse, perché diverse sono le proposte, ma vi forniamo uno degli ultimi testi disponibili: i punti fondamentali sono comunque gli stessi, e sono i seguenti:

1. FACOLTA’ E DIPARTIMENTI CANCELLATI:  i dipartimenti (che non potranno avere meno di 30 o 40 docenti afferenti a seconda delle dimensioni dell’ateneo, 40 nel caso di Padova) saranno accorpati in “megadipartimenti”, che si occuperanno di ambiti disciplinari “affini”, e dovranno occuparsi non solo della ricerca, ma anche della didattica, ad oggi di competenza delle facoltà. Le facoltà, dal canto loro, non esisteranno più: al loro posto strutture di “coordinamento” tra dipartimenti per la gestione dei corsi di laurea che richiedono la collaborazione di più dipartimenti;

2. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE IN MANO AGLI ESTERNI: l’università funzionerà come un’azienda. Il consiglio di amministrazione sarà composto, oltre al rettore e ad un rappresentante degli studenti, da membri esterni all’università (la metà o tutti, a seconda delle proposte): insomma, avremo un’università gestita da commercialisti, manager, chi lo sa? Forse ci sono da sistemare un po’ di brillanti amministratori rimasti senza lavoro: d’altra parte, dall’Alitalia alle Ferrovie dello Stato la gestione privatistica del denaro pubblico ha dato ottimi frutti, nel nostro paese.

3. PRECARIZZAZIONE DELLA RICERCA: il ddl prevede l’istituzione della figura del ricercatore con contratto a tempo determinato, e spariranno tutte le figure intermedie (assegni di ricerca, post-dottorato ecc.). La didattica e la ricerca, in questo modo, verranno affidate a soggetti precarizzati con ovvie conseguenze sulla qualità di entrambe.

4. LA BANDIERA DELLA (FALSA) MERITOCRAZIA: sarà la grande bandiera, per quanto si può prevedere, con la quale sarà presentata questa riforma, così come è stato per gli interventi sull’università di quest’ultimo anno. Diranno che con questa riforma saranno premiati soltanto i migliori, e che finalmente il sistema feudale dei baroni scomparirà. La realtà: ricerca, didattica e “virtuosità” degli atenei saranno valutate soltanto in base a parametri economici e quantitativi (numero delle pubblicazioni e delle citazioni). E’ evidente che per valutare la QUALITA’ del sapere, della formazione e della ricerca una serie di numeri può dire ben poco. Un esempio è quello della valutazione della percentuale dei laureati prodotti da un ateneo: basta promuovere tutti a tutti gli esami ed è fatta: hai vinto! Ma non è altrettanto facile “produrre” un sapere di qualità, delle menti critiche e dei laureati preparati. Cosa che d’altra parte ai nostri legislatori poco interessa.

Se poi avete voglia di giocare a “TROVA LE DIFFERENZE”, questa è la Proposta di legge PD sull’università. Per non essere del tutto disfattisti, c’è da notare che questa proposta almeno prevede che si arrivi gradualmente a stanziare il 3% del PIL per l’università e la ricerca, e cancella l’articolo della 133 che prevede la trasformazione degli atenei in fondazioni private.

Infine, un commento: http://ledonniverdiverona.blogspot.com/2009/05/riforma-gelmini-delluniversita-in.html